Azienda Agricola e Agriturismo I Tre Casali

Lunedì, 01 Ottobre 2012 21:58

Le sirene di Sovana

A prima vista possono sembrare alquanto strani i bassorilievi che decorano l'antica arcata del portale del Duomo di Sovana: teste leonine, due pavoni che bevono alla fonte della vita, un cavaliere che brandisce la spada e lo scudo, fiori della vita d'ispirazione longobarda, e soprattutto in basso a sinistra una sirena che con le mani tiene aperte le sue due code e mostra così l'interno del suo ventre. Ognuna di queste figure ha chiaramente una sua precisa simbologia, ma originando da culture e tradizioni apparentemente lontanissime tra di loro. In effetti è tutto il duomo a custodire in sé una misteriosa sequenza di simbolismi e sovrapposizioni di epoche e culture diverse, una matassa tanto difficile da districare quanto generosa nel far fantasticare: sorge al culmine del pianoro tufaceo di Sovana nei pressi dei resti di un abitato del bronzo finale che gli scavi hanno riportato recentemente alla luce, nel luogo dove poi sorse l'antica acropoli dell'abitato etrusco, tanto che fu edificato esattamente sopra un antico luogo di culto etrusco, cui poi si sovrappose una prima chiesa cristiana dell'VIII secolo (di cui era parte la particolarissima cripta voltata in pietra tufacea tuttora parte del duomo); il suo orientamento poi non è quello “classico” est-ovest, ma - e qui molto probabilmente c'è lo zampino dei cavalieri templari - è orientato verso l'alba del solstizio d'estate (verso nord-est), tanto che la mattina del 21 giugno un raggio di sole entra dalla fenditura dietro l'altare e taglia in due la navata centrale del duomo; sulle pareti interne della chiesa poi si ritrovano altri simboli pagani, come un serpente a bocca aperta e con la coda all'insù, teste di toro e di vitelli, motivi geometrici esoterici...E il tutto è introdotto da quella sirena che mostra l'utero sulla sinistra del portale...Ma perchè un'immagine del genere all'ingresso di un luogo di culto cristiano? Per tentare di capirlo proseguiamo oltre..

Un'altra mitica figura femminile e pisciforme connota la più nota delle tombe a dado della necropoli di Sopra Ripa (fine III sec. ac./ II sec.): è la Tomba della Sirena. Si tratta di una tomba a edicola ricavata su un costone tufaceo e composta da una nicchia che sorregge un frontone su cui è scolpita una sirena con una duplice coda pisciforme. La tomba apparteneva a tale Vel Nulina (figlio di Vel), tale infatti è la scritta che appare al centro della nicchia: il defunto è rappresentato a banchettare sul triclinio, e ai suoi lati vegliano due demoni alati, custodi dell'aldilà. La “sirena” domina la scena dall'alto, e sembra afferrare la vela di un vascello affondato, probabilmente alludendo al naufragio, che simboleggiava il passaggio all'aldilà. L'epoca a cui risale la tomba ricade nel pieno della c.d. età ellenistica della cultura etrusca, e quindi anche per questo molti autori, e con essi la tradizione popolare, hanno identificato tale demone femminile con Scilla, mostro marino mitico di derivazione ellenica ma poi ampiamente diffusosi in Etruria proprio  per la forte contaminazione culturale seguita ai fiorenti traffici commerciali tra il mondo etrusco e quello greco.

Chi visita Sovana poi si può imbattere ancora in un'altra sirena, ovvero nella splendida figura scolpita nel tufo appartenente al complesso denominato “Tomba dei demoni alati”: la tomba, della seconda metà del III sec. a.c. e quindi contemporanea o di poco più antica della Tomba della Sirena, fu scoperta nel 2004 nell'area della necropoli di Poggio Felceto, non lontano dalla più nota Tomba Ildebranda, all'interno del Parco Archeologico di Sovana. Anche in questo caso si tratta di una tomba a edicola ricavata nel tufo e, nonostante sia crollata, i resti ritrovati permettono la sua fedele ricostruzione, e così è giunto fino a noi il frontone da cui emerge un rilievo di straordinaria fattura e in buono stato di conservazione, raffigurante un demone marino con due code pisciformi e con grandi ali. Come nel caso della Tomba della Sirena, anche qui si è teso ad identificare la figura femminile con Scilla, e d'altronde da queste parti l'identificazione tra le numerose figure femminili mezze umane e mezze pisciformi con la figura mitologica di origine ellenica è piuttosto ricorrente, tanto che a Sovana un ristorante e un albergo la evocano nel loro nome.

Tuttavia l'”omologazione” di queste espressioni etrusche con una figura di diversa estrazione culturale potrebbe non rappresentare la migliore loro interpretazione, così come la stessa definizione di “sirene” potrebbe essere inappropriata, in quanto le sirene d.o.c. - quelle omeriche - erano per metà donne e per metà uccelli. Per esempio si è sostenuto che nelle due tombe qui menzionate, le pseudo-sirene, più che figure mostruose e spaventose che poco senso avrebbero nell'economia del simbolismo funebre, potrebbero più che altro avere un ruolo di guida per le anime appena trapassate e all'inizio del loro percorso ultraterreno, e quindi in definitiva potrebbero rappresentare non tanto Scilla o sirene, quanto piuttosto divinità femminili autoctone di questo angolo di Etruria, dove peraltro è noto fiorì per millenni un importante culto per la dea Madre, simbolo della Terra e della fertilità, che era venerata in luoghi sacri scavati nel tufo dove molto spesso le pratiche cultuali vedevano protagonista l'acqua, simbolo per eccellenza della fecondità.

A proposito del significato ancestrale dell'elemento acqua nelle antiche rappresentazioni sacre, la professoressa olandese Selma Sevenhuijsen nei suoi studi ha fatto notare come la coda di pesce della sirena metta ancor più in relazione la figura femminile con la terra, le acque e in definitiva con la fertilità e la nascita della vita (mentre le ali laddove presenti simboleggerebbero il riferimento al mondo celeste e all'aldilà) e quindi, secondo la Sevenhuijsen, la sirena a due code avrebbe un significato archetipico, ovvero rappresenterebbe colei che da e toglie la vita, e sarebbe quindi l’emblema della dea padrona del ciclo vitale, dalla nascita alla morte e fino alla rinascita. In una tale ottica si spiega finalmente con chiarezza la frequenza con cui in Etruria, nei monumenti funebri etruschi così come all'ingresso di luoghi di culto cristiani, si ritrovano così spesso sirene a due code (oltre a quelle di Sovana ce ne sono anche a Pienza, Chiusi, Perugia, Volterra, Tarquinia).

Ed ecco allora che quella sirena bicaudata che mostra l'utero sul portale del duomo di Sovana, rappresentando la sacralità della vita e della sua rigenerazione, seppure secondo i canoni di una cultura più antica, fu forse messa lì a rappresentare per le popolazioni locali, in una fase di transizione religioso-culturale, un simbolo riconoscibile da porre all'ingresso del luogo sacro preposto al contatto con la sfera celeste e dell'aldilà. Ma questo indirettamente significherebbe anche che ancora nell'alto medioevo sopravvivevano tali forme di culto arcaiche, legate alla venerazione della Grande Madre, la generatrice della vita, e delle “lase”, divinità etrusche, femminili e alate, nude e paragonabili alle nostre fate e ai nostri angeli. La sopravvivenza in questa parte di Maremma del culto della Dea Madre ben oltre i limiti temporali convenzionali del mondo villanoviano prima ed etrusco poi è un'ipotesi estremamente affascinante, e su di essa peraltro si innestano facilmente ulteriori considerazioni sulla persistenza in quest'area di culti di divinità femminili attraverso diverse epoche e culture, come per esempio le evidenze che stanno portando finalmente a localizzare il Fanum Voltumnae nei pressi del Lago di Bolsena, dove poi sin dall'alto medioevo si diffuse il culto, tuttora sentitissimo, per un'altra donna, Santa Cristina.

Le “sirene” di Sovana insomma, una volta liberate dagli schemi in cui l'ortodossia le ha sempre imprigionate, potrebbero rappresentare una prova importante del legame fortissimo che sin dalla notte dei tempi gli uomini che hanno abitato questo angolo magico di Maremma hanno sentito nei confronti della Madre Terra, la Dea Madre che regola i cicli vitali degli esseri umani e delle coltivazioni.

Convenzioni

A breve saranno attive convenzioni con altre strutture

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